Pubblicato il 27 aprile 2016

Di Pietro sul caso Davigo: “Ha ragione, ha solo risposto a una provocazione di Renzi”

“Quando guardi una fotografia che fai? Ti ci riconosci o no? Quella è la fotografia della situazione politica oggi come oggi”, questo il pensiero di Antonio Di Pietro sul caso Davigo che sta infiammando la politica nazionale in Italia

Di Pietro sul caso Davigo: "Ha ragione, ha solo risposto a una provocazione di Renzi"

L’ex magistrato Antonio Di Pietro è intervenuto questa mattina su Radio Cusano Campus nel corso del format ECG Regione per commentare le parole del magistrato Piercamillo Davigo. Secondo l’ex pm che ha fatto parte del pool di Mani pulite “ha ragione, ha solo risposto a una provocazione di Renzi”. “Quando guardi una fotografia che fai? Ti ci riconosci o no? Quella è la fotografia della situazione politica oggi come oggi. Davigo ha risposto a una provocazione del premier. Se uno ti da uno schiaffo e tu gli dici “ao”, la colpa è tua o di quello che ti ha dato lo schiaffo? Renzi il giorno prima ha detto che da 25 anni i magistrati danno vita a una incredibile barbarie giustizialista. Ma quale barbarie, i magistrati fanno il proprio dovere! I politici che rubano almeno si vergognavano prima, ora invece ti sfottono, ti accusano, dicono che non si devono fare le indagini e che bisogna cambiare la legge”.

Fotografata la situazione attuale
“Davigo ha fatto una fotografia della situazione che è realmente viva oggi. Renzi ha le mani inguaiate con tanti suoi collaboratori. Ci sono tante inchieste in corso che dimostrano che in effetti pulizia non ancora si fa. E sono 400 giorni che in Parlamento si discute della questione della prescrizione. Centinaia di migliaia di processi all’anno vanno in prescrizione. Non si fa in tempo a scoprire il reato che già va in prescrizione. Solo nel nostro paese la prescrizione inizia a decorrere da quando scatta il reato e non da quando si scopre che il reato è stato commesso. Nel 1992 abbiamo scoperto un tumore sociale, che è la corruzione ambientale. Nonostante abbiamo scoperto un tumore sociale ancora oggi accusano noi, i medici, invece di prendersela con la malattia”.

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