Pubblicato il 23 agosto 2016
Sport a cura di Redazione

Ippica, come i Casinó anche gli ippodromi andrebbero integrati nelle città ospitanti

Con la riforma del gioco sempre attuale forse bisognerebbe fare altrettanto per “sistemare” anche il settore ippico così ben rappresentato da stupendi animali che tanto prestigio internazionale regalano al nostro Paese

Ippica, come i Casinó anche gli ippodromi andrebbero integrati nelle città ospitanti

Ogni tanto “ci piace” anche parlare del mondo dell’ippica: visto che si stanno spendendo fiumi di parola per la riforma del gioco e dei casinò online legali italiani, bisognerebbe fare altrettanto, e forse anche di più, per “sistemare” anche il settore ippico così ben rappresentato da stupendi animali che tanto prestigio internazionale regalano al nostro Paese e che dallo stesso Paese (leggesi esecutivo) non sono poi così bene tutelati e protetti. Si parla troppo poco delle vicissitudini dell’ippica, mentre ci sarebbe assai da dire visto che tanti ippodromi si trovano in “pessime acque” e basterebbe, forse, un po’ di buona volontà in più, ma anche tante risorse, per dare a questi stupendi rappresentanti del settore… un poco di pace. Si potrebbe, per cominciare e per prendere il discorso “molto alla larga”, valorizzare quelli ippodromi e quelle città che li ospitano: per esemplificare si potrebbe dire che Montecatini ed il suo ippodromo sembrano essere quasi un “corpo unico” al di là delle distanze e dell’architettura che delimitano lo spazio. Certamente, quello che è accaduto in questa città nel corso dei decenni potrebbe anche rappresentare una sorta di modello per il futuro dell’ippica. Ippica che oltre a rappresentarci nel mondo, a far vedere animali eleganti, prestanti e dalla forza prestigiosa, significa anche gioco, puntate, vincite, gioia, divertimento.

Ed allora perché non rilanciare questo sport? Il suo rilancio passa da una parola che ha un significato forte, sopratutto in questo momento ed in un altro scenario, integrazione. Integrare gli ippodromi con la vita delle città che li ospitano, tradizioni, svago, realtà sino a trasformarli in luoghi nei quali le corse dovranno rappresentare il punto di riferimento e di divertimento. Così come si fa per i grandi eventi sportivi dove l’evento (la corsa dei cavalli) è al centro di un progetto più grande ed attorno al quale si sviluppano tante e varie attività attraverso infinite possibilità. È riprovato, per esempio, che quando si parla di casinò online e quindi del mondo del gioco d’azzardo, le città “ospitanti” fanno da degno contorno alla casa da gioco, richiamano i turisti a visitare i suoi “contorni”, le sue bellezze naturali, e convogliano di conseguenza visitatori-turisti nelle sale da gioco che si ergono maestose con i loro palazzi “speciali” e li accolgono proponendo giochi, tornei, fortuna. Perché la stessa strategia non si potrebbe applicare nel settore ippico quando vengono “ospitati” da città di rilevanza turistica? Ed anche quando così non fosse, perché gli ippodromi non potrebbero loro stessi convogliare turismo in una città che non ne gode e farla crescere con i propri visitatori-giocatori?

Chi assiste ad una corsa, generalmente, non è come il giocatore d’azzardo, magari un po’ più accanito verso la partita e verso il suo risultato, ma è sempre un giocatore, uno scommettitore che assiste “beato” ad una bella corsa, ad una rappresentazione ippica, ad un torneo e poi potrebbe anche “allargare i suoi orizzonti” e visitare i contorni dell’ippodromo qualora fossero sponsorizzati e declamati dalla relativa Amministrazione comunale. Perché questo non potrebbe essere un connubio portato ad ottenere buoni risultati? Almeno si potrebbe provare e magari potrebbe anche rappresentare un “futuro ignoto e perseguibile” che farebbe comodo a tutti: ad una città magari non piena di bellezze naturali, ma bene presentata nella sua cultura e ad un ippodromo pieno di “vita” e rappresentato da esemplari stupendi che vale sempre la pena di vedere, di osservare, di amare.

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