Pubblicato il 1 maggio 2017

L’investigatore privato: il problema della privacy

L'investigatore privato: il problema della privacy

Vogliamo parlarvi dell’argomento che più in particolare interessa gli investigatori privati e cioè quello della privacy. Questo è il caso più complesso che gli investigatori privati di tutta Italia hanno dovuto affrontare e che tentato di risolvere negli ultimi vent’anni senza ancora riuscirci completamente. Tutto inizia il 6 dicembre del 1995 quando in una giornata fredda e piovosa alcune migliaia di investigatori privati giunsero a Roma per manifestare contro il, allora, progetto di legge sulla privacy che obbligava l’investigatore privato ad avvertire l’indagato preventivamente dell’inizio delle investigazioni private quindi una sorta di “avviso di garanzia”. Non c’è dubbio che questa fu una svista del legislatore. Grazie a questa manifestazione di piazza, l’obbligo di legge fu ovviamente eliminato ma rimase comunque il vincolo dell’informativa, ovvero, l’impegno che l’investigatore ha di informare secondo i termini di legge, l’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati. Non occorre quindi fornire alcuna informativa a soggetti sottoposto a pedinamento o a foto/video riprese, questo grazie ad una deroga che autorizza tutti gli investigatori privati a trattare i dati della persona monitorata per un periodo di tempo strettamente necessario alle finalità dell’attività investigativa.

Nel 2008 fu varato il nuovo codice delle investigazioni private e difensive – il primo elaborato a livello europeo frutto di una intensa collaborazione tra avvocati ed investigatori privati. In quest’occasione la commissione privacy era presieduta dal Segretario Generale Garante dott. Giovanni Bottarelli, e composta dalle associazioni degli avvocati, dall’unione camere penali, dall’associazione italiana giovani avvocati, dal consiglio nazionale forense. Malgrado gli sforzi e l’impegno delle varie associazioni di categoria (avvocati ed investigatori) è rimasto ad oggi insoluto il problema dei problemi, ovvero quello previsto dal nuovo codice deontologico della privacy, che obbliga gli investigatori privati a dichiararsi quando i dati sono raccolti presso l’interessato.

Per rendervi conto della gravità della vicenda dobbiamo riportarvi indietro di qualche anno, quando l’Authority guidata da Antonello Soro sanzionò una agenzia investigativa, colpevole di aver svolto indagini sull’attività professionale di un medico senza una preventiva comunicazione nei confronti del diretto interessato. In buona sostanza, l’agenzia investigativa, aveva utilizzato collaboratori che per scoprire il “nero” fiscale del medico, si erano finti pazienti e avevano raccolto delle prove, proprio dal diretto interessato.

Ergo quindi che, a differenza dei giornalisti, che possono omettere di rilasciare informativa ai loro interlocutori per tutelare il proprio diritto di cronaca e la propria incolumità, l’investigatore deve barcamenarsi tra regole, sanzioni e denunce al Garante.

Secondo la normativa vigente, l’investigatore privato non avrebbe dovuto eseguire un’indagine in prima persona sul soggetto sottoposto alle sue verifiche, ma al più, si sarebbe dovuto limitare a chiedere per esempio testimonianza alle persone che uscendo dallo studio medico avrebbero dato la loro versione.

L’obiezione sorge spontanea perché è davvero improbabile che il cliente che esce da un medico rilasci ad un perfetto sconosciuto qualunque tipo di informazioni e che poi sia addirittura disponibile a testimoniare.

L’unica strategia idonea per risolvere il caso sarebbe stata quella di condurre un’investigazione privata con osservazioni dirette ed appostamenti, finalizzati a documentare attraverso fotografie e video riprese, i clienti che entravano ed uscivano dallo studio medico, al fine di poter presumere in un periodo investigativo medio lungo, l’evasione fiscale perpetrata dal medico.

Il 4 maggio 2016, sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (GUUE) i testi del Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali e della norma che regola i trattamenti di dati personali nei settori di prevenzione, contrasto e repressione dei crimini.

Nel nuovo regolamento è stato affinato il concetto dell’informativa, non tutti lo sanno ma, quando qualcuno tratta i nostri dati dovremmo ricevere tutta una serie di informazioni circa le modalità con cui verranno trattati i nostri dati. Tra l’altro hanno aumentato i contenuti obbligatori dell’informativa, quindi non ci sono sostanziali novità, semplicemente sono state confermate con più precisione le precedenti normative.

Concludiamo l’articolo con le dichiarazioni del detective Tiralongo Giuseppe, investigatore privato Roma, titolare dell’agenzia investigativa Atlantica, il quale asserisce come sia necessario affermare con maggiore incidenza i diritti della categoria degli investigatori privati, oberata in questi ultimi anni di oneri che rendono la conduzione dell’attività molto più cara e poco competitiva con i competitor europei.

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