Pubblicato il 16 settembre 2014

“Where are they now”: i cartoon anni ’80 tra depressione e obesità

"Where are they now": i cartoon anni '80 tra depressione e obesità

“Where are they now”: i cartoon anni ’80 tra depressione e obesità

Che fine hanno fatto i nostri eroi dei cartoni animati degli anni Ottanta, ormai messi all’angolo dalla straripante animazione digitale? E’ un quesito a cui ha voluto ironicamente rispondere l’illustratore inglese David Cutts, che ha realizzato un cortometraggio, “Where are they now” (visibile su Youtube), in cui immagina situazioni squallide per molti personaggi dell’ultima animazione tradizionale, i quali se la passano veramente male una volta spenti i riflettori, tra problemi familiari, depressione, obesità e lavori improbabili.

Jessica Rabbit ci illustra la vita grama del marito Roger & Co.
Il corto ha una narratrice di tutto (si fa per dire) rispetto, l’ex favolosa Jessica Rabbit, adesso il sovrappeso e dipendente dal cibo spazzatura della KFC, catena di fast food statunitense di cui sfoggia un brutto tatuaggio, incollata davanti alla tv in compagnia del marito Roger, coniglio dalla vitalità ormai spenta e in depressione, schiavo del gioco d’azzardo. I due sono proprio le pallide ombre di quei divertenti personaggi che furono, immortalati nel cult “Chi ha incastrato Roger Rabbit” di Robert Zemeckis, campione d’incassi nel 1988. L’ex eroina di Cartoonia inizia a descrivere la non migliore vita che conducono i suoi colleghi: He – Man, ex eroe forzuto, è adesso testimonial di equivoche campagne di lingerie, il povero ispettore Gadget usa le sue tecnologiche meraviglie per…vendere giornali agli angoli delle strade, mentre i Puffi sopravvivono in un’orrida periferia metropolitana. Il “crepuscolo degli dei” continua narrando la triste vita di Super Mario bros., Tom e Jerry e il povero Braccio di ferro, decrepito e ridotto ad un barbone. Che cosa è successo? E’ il risultato di una vita sedentaria e totalmente votata al consumismo, come dimostra il tatuaggio della signora Rabbit e il suo via vai dai fast food? Oppure, la risposta è quella più ovvia e spietata: il tempo trascorre inesorabile.

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